La storia del Canalbianco

Bentornati amici canottieri!
Oggi vogliamo parlarvi di un amico fondamentale per la canottieri Adria, pensate che è il socio con più presenze in tutte le nostre uscite intorno alla nostra città!
Parliamo del Canalbianco, fedele amico e compagno di avventure della nostra associazione.
Purtroppo, non molti conoscono la sua storia.
Le sue acque provengono dal più grande lago italiano, il lago di Garda. Le acque del lago alimentano il suo unico emissario, il fiume Mincio, che dopo aver attraversato la provincia di Verona per 75 chilometri, arriva nella città di Mantova. Qui le sue acque confluiscono nei laghi che caratterizzano la città lombarda, arrivando poi nella Riserva Regionale Vallazza. Questa Riserva ha un notevole valore naturalistico, infatti ospita molte varietà di specie vegetali classificate come rare nella valle del fiume Po.
Da questa Riserva, il Mincio, si riversa, appunto, nel fiume Po, mentre da qui ha inizio il percorso del nostro corso d’acqua preferito. Il Canalbianco, che trova la sua denominazione completa in Tartaro – Canalbianco – Po di Levante, percorre un totale di 136 chilometri, 107 dei quali in territorio veneto. Anticamente però, il suo percorso era completamente differente da quello che conosciamo oggi. Durante i secoli furono diverse le alluvioni che colpirono il bacino idrografico del triveneto, contribuendo a plasmare quello che in futuro diventerà il nostro polesine.
Prima di essere teatro dei nostri eventi, il corso del canale ha ospitato navigatori ben più antichi dei soci della canottieri Adria. Gli etruschi prima, i greci, e in seguito i Romani, furono tra i primi a stabilirsi nelle nostre zone ed a compiere le prime attività di bonifica.
Durante l’epoca etrusca, il Tartaro, meglio noto come Canalbianco, scorreva in quello che era l’antico alveo del fiume Adigetto e sfociava direttamente nelle vicinanze di Pellestrina.
Il collegamento al mare permise ai popoli che si affacciavano sulle sue rive, di commerciare facilmente con gli altri popoli dell’Adriatico e del Mediterraneo, rendendo il fiume la rotta principale dei commerci tra il Nord Europa e i paesi dell’Europa mediterranea.
Nel 589, in seguito ad un periodo di avverse condizioni climatiche, una disastrosa alluvione causata dallo straripamento dell’Adige, sconvolse gran parte del veneto meridionale, coinvolgendo le province di Verona, Padova, Treviso e Rovigo. In seguito a questo evento, denominato “rotta della cucca” molti dei fiumi presenti nel territorio della laguna veneta cambiarono corso.
In Polesine, la situazione fu tragica. Il corso del Canalbianco venne stravolto, mentre l’Adige rimase disalveato per secoli, trasformando quello che oggi è il basso Polesine in acquitrini e paludi.

Altre alluvioni colpirono il nostro territorio in seguito alla rotta della cucca. Quelle degne di nota furono la rotta di Badia, nel 950, la rotta di ficarolo nel 1152, e la rotta della Malopera degli anni ’30 del 1400.
Come potete immaginare, nel polesine non ci fu vita facile in quelle epoche, men che meno per il nostro Canalbianco.
D’altronde, la rotta della Malopera cominciò a disegnare pian piano quello che sarebbe diventato il fiume che oggi conosciamo. Infatti, con questo evento, presso Canda, l’acqua dell’Adige si convogliò nel Castagnaro e da lì verso il Tartaro. Ma essendo il flusso d’acqua troppo imponente, fu necessario ricostruire l’alveo del fiume tramite bonifica. Proprio in questa occasione, la gente notò la grande differenza del colore delle acque, con le acque dell’Adige che erano molto più chiare di quelle del Tartaro. Fu per questo che la popolazione cominciò a chiamarlo, appunto, “Canalbianco”.
La svolta avvenne con il taglio di Porto Viro, un’importante opera di bonifica effettuata dalla Repubblica di Venezia nel 1604, che prevedeva di spostare piu a sud il corso principale del Po, e di unire il corso del Tartaro – Canalbianco con il tratto finale del Po di Levante creando effettivamente il corso d’acqua per come lo conosciamo oggi.

Ovviamente dal 1600 è stato più volte sistemato e deviato per renderne più sicura la navigazione. Gli ultimi lavori sono stati ultimati negli anni 2000, appositamente per la nostra associazione. Si scherza. Anche noi ora contribuiamo alla sua inestimabile storia, ed è nostro compito sorvegliare e custodire con attenzione tutto ciò che ha da offrirci. Vi aspettiamo numerosi per far parte insieme della storia del Canalbianco.
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A presto canottieri!